Se ti parlassi di Estathé, di che team saresti? 🍑 Pesca o 🍋 Limone?
– aneddoti di #strategia aziendale “letteralmente” da sotto l’ombrellone 🏖
(Leggi fino alla fine, scommetto che l’epilogo strategico non te lo aspetti)
Nonostante le migliori intenzioni di “staccare”, tra un tuffo, una tintarella e un gelato (piccolo spoiler: il prossimo articolo sarà sui Brand Rituals, ovvero quei rituali che contribuiscono al successo di prodotti e brand – e lo farò parlando di un famoso gelato…) spunti, aneddoti e scuse per condividere pensieri riguardanti tecniche, strategie e applicazioni di successo mi cascano addosso e fatico a schivarli.
Venendo al punto: sono lì tranquillo al bar, a un tavolino di quelli di plastica insieme ad alcuni amici che, con la gola assetata e le labbra salate, mi trovo a rispondere secco alla domanda del ragazzino, simpatico e spregiudicato (com’è giusto che sia all’età di 18 anni) che mi domanda “cosa vuoi da bere?” col tono di chi finge di non esserne davvero interessato ma lì solo per dovere.
– Lascio un po’ di suspense perché so che svelando la mia religiosa preferenza mi creerò inimicizie e cattiverie di ogni genere…
“Un Estathé al limone grazie!” (l’ho detto)
Lui lì si accende, fa il giro del tavolo per darmi il cinque e strizzandomi l’occhio dice “per forza, si vedeva che eri in gamba!”. Contemporaneamente un’altra ragazza, collega di Marco, il ragazzino che mi stava servendo, si gira di scatto dicendo “che schifo, Estathé alla pesca tutta la vita!!!”.
Vi evito il racconto della rissa subito conseguente che ha creato il panico nel lido, tra fazioni e… ok, adesso sto esagerando.
Esagero meno però sul potentissimo e tangibile senso di appartenenza che questa discussione mostrava palesemente. Ognuno di noi, che fosse team limone o pesca, lottava figurativamente perché si riconoscesse come “migliore” l’uno o l’altro gusto. Ma attenzione, non era solo una questione di gusto, era più un bisogno di affermazione, il veder ricosciuto che il “proprio” gusto fosse la scelta più corretta, se non l’unica sensata, e più rappresentativa del brand.
Io per esempio apprezzo entrambi i gusti ma se devo scegliere un Estathé o se devo sbilanciarmi su quale dei due gusti sia il più rappresentativo del brand (e inconsciamente il più “giusto”) non ho dubbi: limone, perché la visual identity, gli spot, i frigo, la storia e tutto il materiale istituzionale viene rappresentato nel tipico colore giallo coincidente con il pack del gusto limone.
> Racconto a parte, il punto veramente interessante arriva ora!
Nel tentativo di capire chi potesse “avere ragione” abbiamo fatto una ricerca su internet scoprendo che il brand è nato nel 1972 con l’iconico brick a bicchiere, quello da bucare con la cannuccia. Solo nel 1994 si aprono anche a nuovi gusti.
Per quanto riguarda il mio ego qui la sfida è conclusa, mic drop e proclamazione di vittoria.
Però non siamo ancora arrivati alla cosa che davvero mi ha compito…
Cercando le vendite dei due gusti, sperando di avere alla mano un ulteriore dato utile almeno per decretare la preferenza del pubblico, troviamo un articolo di Linkiesta che in un loro articolo, in cerca dello stesso numero, chiedono direttamente alla Ferrero… che però non da risposta (link all’articolo citato).
Qui c’è la cosa che più mi “triggera” (come dice la GenZ)!
Al brand probabilmente questo eterno dibattito fa gioco e non “tradire” nessuna delle due fazioni, svelando numeri che detterebbero inequivocabilmente una maggioranza, e quindi una minoranza, è estremamente utile a coltivare quello spirito di appartenenza al brand e al prodotto che amiamo che contribuiscono al successo complessivo dell’azienda e delle vendite. A discapito dei competitor che qui manco si vedono e, per giunta, rischiano di essere oscurati proprio da questa apparente lotta interna.
Anche questo è il potere del brand.
Vincere la guerra qualsiasi esito abbia la battaglia.
Che sia pesca o limone a loro interessa che si scelga (e compri) Estathé.



